Motta Camastra: i contemplatori del cielo - II

Con i pareri del professore Ferdinando Maurici dirigente dell’U.O. Beni Archeologici della Soprintendenza del mare della regione Siciliana, del vicedirettore nazionale dei gruppi archeologici d’Italia, Alberto Scuderi, e dell’astrofisico dott. Alfio Maurizio Bonanno


Altare al solstizio d'inverno



Motta Camastra ha origini antiche.
Secondo Avv. C. Grassi nel libro “Notizie storiche di Motta Camastra e della valle dell’Alcantara” i primi abitanti del suo territorio furono una popolazione che adorava la divinità semitica Astarte, l’originario nome Camastra deriverebbe da un idioma semitico “,am-Ashtart”; la virgola posta accanto alla a di am rappresenta nel testo fenicio un suono gutturale che manca nella lingua europea e che potrebbe  significare per approssimazione, con Sc o con k, abbiamo precisamente” Kamastart”. Si può dedurre che Motta Camastra significherebbe “Stazione o Abitazione del popolo di Astarte”. Astarte era la grande Madre Cananea, venerata sotto diversi nomi dai confini dell’India fino all’estrema punta occidentale del Mediterraneo. Il significato del nome più probabile di questa dea è “stella”, in Geremia è indicata con il titolo “regina del cielo” e a lei si offrivano oltre alle altre cose focacce a forma di luna nuova. Altri passi biblici ci fanno capire che i re di Giuda ed il loro popolo adoravano la Luna sotto il nome di “regina del cielo e di Astarte” Dalla bibbia si capisce anche che i luoghi consacrati al suo culto erano giardini ricchi di alberi in alte colline. L’aggiunta del nome Motta è avvenuta da parte dei romani per indicare un’altura ripida e scoscesa, nel corso delle varie dominazioni il nome è cambiato per distinguerlo da altri comuni. A mio avviso il genere di culto che si praticava era più affine a quello di Seshat, divinità egizia chiamata anche la signora delle stelle, e non a quello di Astarte. Queste erano considerazioni del secolo scorso dell' avv. Carmelo Grassi sull'origine fenicia della cittadina.
  Oggi grazie a nuovi studi possiamo affermare che nel nome Camastra è rintracciabile la  radice indoeuropea KAM  che esprime l’idea di amare e ASTRA come stella e/o corpi luminosi della sfera celeste, quindi si può dedurre che CAMASTRA significherebbe “Abitazione del popolo che ama le stelle” , volendo indicare un luogo dove gli “astronomi” osservavano i corpi luminosi della sfera celeste, per poter organizzare la vita terrena nei giorni di festa e riconoscere  quei giorni che identificano i cambiamenti di stagione di particolare importanza per l’agricoltura e per la transumanza, in quanto essendo popolazioni che basavano la loro economia sull’agricoltura e sulla pastorizia avevano bisogno di sapere quando è più corto  il giorno dell’illuminazione solare e quello in cui è più lunga. E’ accertato che i siculi erano un popolo di origine indo-europea parlavano una lingua proto indo-europea più tardi il sanscrito. Sappiamo che i primi inni Veda furono scritti in sanscrito, prima venivano tramandati a memoria di generazione in generazione, i siculi in Sicilia prima dell’arrivo degli elleni non avevano ancora adottato un alfabeto o
 presumibilmente i sacerdoti non volevano adoperarlo per non divulgare i loro saperi, una forma di dottrina affine a quella pitagorica nel caso specifico quella dell’”armonia delle sfere”. 
Si può facilmente prendere in considerazione che, anche la religione o le credenze, fossero somiglianti a quelle descritte in sanscrito negli inni veda. Seguendo gli studi del Prof. E.Caltagirone , la nuova ipotesi è affine al sito di motta Camastra, in questo caso si tratta degli inni del Rta Veda (conosciuti già nel XX sec. a. C).
L’ Rta è un termine sanscrito che fa parte degli antichi veda, intende l’”ordine cosmico” che soggiace l’intera realtà, il sacro associato al rito sacrificale e l’universo, rta veda è dedicato per la maggior parte all’astronomia. Se le ricerche portano ad una conferma, cambia l’idea di quello che era lo stadio evolutivo di cultura e di conoscenze astronomiche raggiunto in quel periodo storico dai siculi. A conferma di questo concetto è il sito da me identificato nel comune di Motta Camastra, in contrada “Grotte di paglia” accessibile anche da due antichi sentieri con scalinate a tratti intagliati interamente nella roccia. 
Sentiero che conduce al sito con scale in pietra
Lato Nord
Non si tratta di una sola “pietra calendario” bensì a mio avviso, di un vero e proprio sito astronomico. Nel luogo sono presenti diversi manufatti, tra i quali una meridiana primitiva detta a “camera oscura” o anche a foro stenopeico, in una roccia di pietra arenaria.  
Meridiana

Posta al centro della meridiana c'è una forma di spirale e lateralmente direzione Sud ci sono due fori, uno in basso e uno più in alto, che penetrati dai raggi solari, segnano uno il mezzogiorno e l’altro le ore pomeridiane dalle 14:00 alle 15:00 circa, illuminando il centro della spirale (da me osservato nel mese di marzo).  
Meriadiana osservata nel mese di Marzo 2019

Questa meridiana di “tipo calendariale” penetrata dai raggi solari, oltre a rilevare il solstizio estivo ed invernale, segnando di conseguenza alcune date particolari, costituisce un originale strumento astronomico.  
Di rimpetto alla meridiana in una parete rocciosa di arenaria si notano due sfere, una in rilievo che potrebbe indicare i cicli della luna piena e una incavata della luna mancante.

Due sfere una in rilievo, una incavata

Più in basso vi è un’altra roccia arenaria dove c’è un foro a semicerchio che è ben osservabile da un punto dove è presente una sfera litica punta sul castello di Castiglione frequentato già fin dall’età del ferro, ed una vasca che potrebbe essere stata utilizzata come abluzione collettiva. 

Foro Sud, sono presenti nelle adiacenze tre sfere litiche del diametro di cm 80-100 circa 

Nella zona più alta è presente un’altra parete rocciosa con un foro all’apice con elementi interessanti che ci conducono alla volta celeste, adiacente una roccia piatta con delle sfere, una costellazione? 


Parete con il foro grande che al sostizio di primavera la cui ombra si allinea all'altare
A pochi metri di distanza c’è quello che sembra un palmento a due vasche in pietra arenaria la mancanza del foro per la pressatura fa pensare che potrebbe essere state utilizzate per la preparazione del soma o per una bevanda usata nei riti sacri, 



Vasca per la preparazione del soma o per una bevanda usata nei riti sacri, la vasca superiore misura cm 180 di lunghezza e cm 118 di larghezza

nella parete è presente anche una grotticella che dalle descrizioni anch’essa veniva usata a scopo rituale, infatti il sacerdote unitamente alla consorte venivano  chiusi in una capanna (nel caso la grotticella) per il periodo di consacrazione al rito. All'interno di questa grotticella rimanevano immobili con i pugni serrati avvolti in una pelle di animale abbracciati ma senza atto sessuale, il tutto a rievocare la vita intrauterina o come forma di rinascita. 
Grotticella che dalle descrizioni anch’essa veniva usata a scopo rituale
  Altre due grotticelle sono presenti nella parte sottostante il sito, nell’area circostante sono visibili altri quattro palmenti in roccia arenaria. Non molto distante si nota un altare rivolto ad Est per il culto del sole interamente intagliato in un unico blocco di roccia arenaria, una scanalatura fa pensare proprio allo scopo sacrificale, secondo la credenza, un contatto tra il terreno e il divino, che influenzavano la vita futura dell’uomo.
Altare in proprietà privata misura cm 240 di base X cm 220 di altezza
Sono presenti diversi canali di scorrimento

La datazione del sito dovrebbe essere a partire dall’inizio del XII sec. a.C., quando i Siculi provenienti dall’Italia si stanziarono in questi luoghi, fondarono nuove città, girovagavano nel Mediterraneo come “popoli del mare” chiamarono il territorio Akesines (in lingua copta akes-lancia) Akis fu anche il re di Gath (Sacra Bibbia I Samuele cap.21 27).  


Grotta di contrada "Grotte di Paglia" a Sud del sito 
     
Sono stati effettuati dei sopralluoghi con il Dott. A.M.Bonanno e del personale dell'Osservatorio Astrofisico di Catania per discutere delle sue possibili implicazioni astronomiche, in particolare per la presenza di pietre forate legate ad attività osservativa. Un altro sopralluogo è stato effettuato anche da parte del geologo Dott. S. Patanè, secondo il suo parere: “il sito in esame è caratterizzato da una formazione sedimentaria nota in letteratura col nome di flysch di Capo d’Orlando, formazione a carattere pressochè torbiditico, con giacitura da mediamente acclivi ad acclivi. Spesso tali aree sono sottoposte a fenomeni di sollevamento e sono quindi sede di una dinamica geomorfologica estremamente intensa. Nell’area affiorano principalmente arenarie in grossi blocchi di natura quarzarenitiche, di colore giallo bruno, che caratterizzano la parte sommitale dell’intera formazione. Nello specifico si notano varie forme di erosione di tipo esogeno che hanno modellato queste rocce mediante l’azione delle acque piovane, del vento, dai cambiamenti improvvisi della temperatura, dall’attività dell’uomo e di altri organismi (batteri). Dal sopralluogo effettuato si è riscontrato tutta una serie di incisioni, di fenditure e/o fori di varie dimensioni, dovuti principalmente all’azione del vento e/o da attività umane.        
L'azione di erosione e trasporto operata dal vento si chiama deflazione. Si tratta di un processo selettivo perché il vento può disgregare direttamente solo le rocce più tenere, formando delle nicchie di disfacimento, mentre le rocce compatte più dure non vengono intaccate; in esse però è possibile l'asporto di materiali già disgregati in particolare dal termoclastismo.    

A tale proposito si notano alcune fenditure abbastanza grandi con particolare forma a mezza luna orientate pressocchè con la stessa direzione Sud Fenditure a forma di particolari archi quasi simmetrici che stranamente si trovano solo nella parte rocciosa più dura (quarzareniti), difficilmente erodibile dalla sola azione del vento e con le medesime forme e dimensioni a distanza di decine di metri.”
Ulteriori approfondimenti in queste direzioni sono in programma.
I siti si trovano in proprietà privata, ringrazio i proprietari per la disponibilità e la gentilezza dimostrata tipica degli abitanti di Motta Camastra.

Il sito è stato presentato al convegno di studi "Immagini scritture pietre. Territorio e identità di Sicilia", Messina-Furnari 10-11 novembre 2018.

Nel 2020 un altro sopralluogo è stato effettuato dal professore Ferdinando Maurici dirigente dell’U.O. Beni Archeologici della Soprintendenza del mare della regione Siciliana, insieme al vicedirettore nazionale dei gruppi archeologici d’Italia, Alberto Scuderi, e dall’astrofisico dott. Alfio Maurizio Bonanno.

Giornale La Sicilia, 18-08-2020

«Nella stessa area ci spiega Alberto Scuderi: “In un raggio di poche centinaia di metri, ci troviamo almeno tre monumenti con certo orientamento astronomico”. Il primo è su una cresta naturale di roccia lunga alla base circa 5 metri e alta 3 che si affaccia da posizione elevata ed emergente sulla sottostante valle del fiume Alcantara e con vista fino al mar Ionio. La cresta rocciosa è stata modificata in più punti da mano umana. Particolarmente significativo è uno scasso ad angolo retto con orientamento a circa 120°-300°,da cui è possibile ammirare il sorgere del sole nei giorni del solstizio d’Inverno verso lo Ionio.
Il secondo indicatore è una roccia forata con apertura passante a arco di cerchio scavata nella parete superiore di un affioramento roccioso naturale. Il foro presenta asse con orientamento nord-sud.
Il terzo è un altro foro passante a semicerchio su una alta rupe che guarda la valle in direzione di Castiglione di Sicilia.
“Nel centro dell’intradosso è presente - spiegano Maurici e Scuderi - forse volutamente risparmiato dallo scavo un ʿdenteʾ di roccia che agevola ulteriormente la mira a circa 60°-240° con l’alba del solstizio d’Estate già fotografata e il tramonto del solstizio d’inverno senza dubbio visibile.”

IL PARERE DELL’ASTROFISICO BONANNO

L’esistenza in Sicilia di un grande numero di monumenti utili a segnalare le albe e i tramonti dei solstizi e in alcuni casi, degli equinozi, è un fatto ormai noto e accettato dalla comunità scientifica degli archeoastronomi. Per fare due nomi celebri che si sono occupati di studi in Sicilia, ricordiamo il professor Giulio Magli, fisico e ordinario di archeoastronomia al politecnico di Milano e il dott. Elio Antonello, ricercatore dell’osservatorio astronomico di Brera e presidente della società italiana di archeoastronomia. […] “La valle dell’Alcantara è ricca di testimonianze preistoriche - ricorda l’astrofisico A.M.Bonanno - che vanno dalle caratteristiche tombe a grotticella riconducibili all’età del ferro, ai palmenti a singola o multipla vasca. La questione interessante è spiegare come queste comunità calendarizzavano l’anno, in particolare come veniva deciso il tempo della semina o della vendemmia?”
I ritrovamenti di Motta Camastra potrebbero fornire un tentativo di risposta» (Giornale La Sicilia, 18-08-2020)




Segue documentazione fotografica


Foro grande


Particolare 

Dal foro nella parte superiore un raggio di luce  illumina il terreno a mezzogiorno

Dal foro della parte inferiore un raggio di luce illumina il centro della spirale dalle 14:00 alle 15:30 circa

La spirale a rilievo

La meridiana misura cm 220 di larghezza e cm 180 di altezza circa 

fori di entrata dei raggi solari

Un foro nella roccia, potrebbe esserci stata presente un struttura lignea



Foro sud visto da una sfera litica adiacente ad una vasca con vista di Castiglione, l’antica Trinacia

Vasca accanto alla sfera litica con possibile uso di abluzione collettiva 

Sfera vicino la vasca

Altura vicino la vasca e la sfera


Grotta di Paglia



                              
la vasca di scolo nella parte inferiore dall'interno misura circa cm 120x54

Da una mia osservazione, ho notato che il raggio di sole passante per il foro grande si avvicinava alla roccia con dei rilievi a sfera simili alla costellazione di Orione 
Sirius e Orion stanno navigando attraverso il firmamento in barche sul soffitto astronomico nella sala ipostila esterna del Tempio di Hathor 

La sfera come punto di riferimento del foro grande






Particolare dell'incavatura di cm 90 di larghezza per 40 di profondita

Alla base dell'altare è presente uno scalino




Entrata della grotticella misura circa cm 90 di altezza e cm 40 di larghezza

Particolare dell'interno della grotta

interno della grotta

Uno dei sei palmenti presenti nel sito,in proprietà privata

Foro grande 
Un punto tracciato nella roccia,dove è possibile vedere l'aalineamento del sole con il foro e l'altare

Il raggio solare che al sostizio di primavera si dirigge verso l'altare





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Sfera litica tra il foro Sud e la meridiana
Il testo a cui ho fatto riferimento è:
        Enrico Caltagirone
 “Origine e lingua dei Siculi”

©COPYRIGHT Giuseppe Tizzone

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