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Calatabiano o Kattabiano

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La traduzione del nome Calatabiano, si deve al geografo arabo Muhammad al-Idrisi che diede   al toponimo del paese un adattamento arabo, قلعة,  kalaat  (castello), mentre - biano  non è riconducibile a un nome arabo. Kattabiano è il nome in siciliano, ancora oggi se si chiede ad un abitante della cittadina da dove proviene, ti risponderà in siciliano che è di Kattabiano. La storia di Calatabiano è legata a quella del suo castello, che si erge su un'altura a 160 metri d'altitudine, all'imboccatura meridionale della Valle dell'Alcantara. Con tutta probabilità, stante l'importanza strategica e militare del sito, una fortezza doveva già essere presente in epoca greca e forse addirittura sicula. A tal proposito Julius Schubring sostenne che i Siculi dovevano tenere un caposaldo all'imboccatura della valle, di fronte al monte Tauro, questa affermazione è confermata dal sito poco distante di Pietra Perciata nel territorio limitrofo di Castrorao, che dimostra la f...

Castelluccio di Castiglione dei Siculi (Trinacia)

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Il Castello, il Castelluccio e la Chiesa di SS. Pietro e Paolo (ex castello) di Castiglione di Sicilia Il Castelluccio, fortezza Sicula  del 750 a.C. Il Castelluccio e dificato su una grande roccia arenaria che domina tutta la valle dell'Akesine (Alcantara) è la parte centrale di tre castelli allora esistenti. Così ne parla Filoteo degli Omodei: “separato da quello grande solamente per uno strettissimo passo, dove anticamente come oggi si vede, era un corridore,che dall’uno all’altro si andava, vi è un’altra inespugnabile fortezza detta il castelluzzo, dove sono cisterne d’acqua e sovrasta tutta la terra”. Parte sommitale del castelluccio, vista lato Ovest         Oggi al posto del corridoio è presente la Basilica di SS. Maria della Catena. La fortezza è stata datata al 750 a.C. ma date le recenti scoperte, sicuramente il luogo era frequentato fin dall’Età del bronzo e prima di essere una fortezza non escludo che il luogo sia stato u...

Shekelesh nella valle dell'Akesines

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Tra i numerosissimi reperti pervenuti dagli scavi archeologici di Francavilla (ME) ci sono 3 amuleti catalogati come oscille. Sono amuleti a forma di disco solare, dal diametro da 6 a 8 cm, che venivano indossati dai guerrieri Siculi, come si evince dalle raffigurazioni del tempio di Medinet Habu che mostrano una specifica iconografia di guerrieri i quali vengono così descritti: ” I ŠEKELES hanno i capelli raccolti al di sotto di un panno (ancora  presente nei costumi siciliani), in alcuni casi rigonfio, fermato sul capo da un nastrino; indossano un medaglione sul petto e hanno in dotazione due lance e uno scudo rotondo”. In lingua antica copta una delle loro lance veniva chiamata “Akes”, termine dal quale deriverebbe l’originaria denominazione del nostro fiume Alcantara, ossia “Akesines”. Un oggetto simile, chiamato bulla,lo troviamo nelle usanze dei Sabini che dopo il ratto, con un patto, lo facevano indossare ai bambini maschi fino all’età adulta. La bulla poteva essere di o...

300 anni dalla battaglia di Francavilla: 1719-2019

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Una delle battaglie più cruenti combattute sul suolo siciliano La battaglia di Francavilla fu combattuta il 20 giugno 1719 nel territorio tra Francavilla di Sicilia e Motta Camastra, tra il Regno di Spagna e l'Impero austriaco durante la guerra della Quadruplice Alleanza. Con la morte di Carlo II in Sicilia si estinse la dinastia austriaca che cambiò più volte signori. Nel 1719 fu riconosciuto Re di Sicilia l’imperatore Carlo VI che spedì in Sicilia un esercito di 18.000 uomini con i quali conquistò tutta la Sicilia dopo una sanguinosa battaglia contro l’esercito spagnolo tra Francavilla e Motta Camastra.      Il 28 Maggio del 1719 sbarcò a Patti un esercito austriaco per liberare Milazzo dagli Spagnoli e il resto della Sicilia. Il Conte di Mecy prima di partire da Napoli aveva trasmesso al vicerè, Conte Annibale Marfei una lettera originale del Conte Amedeo che conteneva l’ordine di sostituire le truppe austriache alle savoiarde. La consegna di Milaz...

Motta Camastra: i contemplatori del cielo

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Motta Camastra ha origini antiche. Secondo Avv. C. Grassi nel libro “Notizie storiche di Motta Camastra e della valle dell’Alcantara” i primi abitanti del suo territorio furono una popolazione che adorava la divinità semitica Astarte, l’originario nome Camastra deriverebbe da un idioma semitico “, am-Ashtart”; la virgola posta accanto alla a di am rappresenta nel testo fenicio un suono gutturale che manca nella lingua europea e che potrebbe    significare per approssimazione, con Sc o con k, abbiamo precisamente” Kamastart”. Si può dedurre che Motta Camastra significherebbe “Stazione o Abitazione del popolo di Astarte”. Astarte era la grande Madre Cananea, venerata sotto diversi nomi dai confini dell’India fino all’estrema punta occidentale del Mediterraneo. Il significato del nome più probabile di questa dea è “stella”, in Geremia è indicata con il titolo “regina del cielo” e a lei si offrivano oltre alle altre cose focacce a forma di luna nuova. Altri passi biblici ...